IL CIBO NEI MIEI FILM

INTERVISTA A PUPI AVATI

 

"Nell’Italia dalla quale provengo - l’Italia degli anni Trenta - la tavola era una delle prime cose che venivano offerte a chi giungeva da fuori. Il cibo e il dormire, gli elementi essenziali per la sopravvivenza. Inevitabile che l’elemento “cibo” fosse considerato in molti dei miei film.
In Storia di ragazzi e di ragazze - la storia del fidanzamento dei miei genitori, con mio padre che proveniva da una famiglia alto-borghese e mia madre da una famiglia umile - il cibo è l’elemento che favorisce la conoscenza tra due strati sociali diversi. Ventotto persone sono attorno ad una tavola, il menù è lo strumento che traduce emozioni, sensazioni, lo strumento che comunica antipatie, simpatie.
In Noi tre, la storia della presenza di Mozart quattordicenne nelle campagne emiliane, il tema del cibo prende toni estremi: il conte Pallavicini ogni anno celebra il proprio possesso mangiando una scodella della sua stessa terra, con tutto ciò che questa terra contiene: radici, lombrichi…
Molto spesso, nella storia del nostro cinema, abbiamo avuto a che fare con gli alimenti. Gli alimenti raccontano le psicologie dei personaggi, il livello sociale, culturale, anche se ora, in tempo di omologazione, forse tutto questo si è appiattito.
Per me la famiglia è mia madre. È evidente che passare dal cibo alla famiglia è tutt’uno. E per me la famiglia è rimasta quella da cui provengo e dalla quale non ho mai preso le distanze. Sono cresciuto in una famiglia italiana degli anni Quaranta, con i suoi principi. Non erano principi ideologizzati - molte famiglie italiane si sono tenute alla larga da seduzioni ideologiche - erano i principi cristiano-cattolici, di buon senso, che io ho replicato trasferendoli ai miei figli e, soprattutto, nel mio cinema.
Negli ultimi tempi ho sentito il bisogno di occuparmi della figura paterna. Il protagonista di La cena per farli conoscere è padre di tre figlie da tre madri diverse. È un padre totalmente inadempiente. In Il papà di Giovanna, invece, il padre è iperprotettivo, dedica tutte le sue risorse, la sua fantasia, la sua immaginazione a cercare di rendere felice la figlia. Il terzo padre è quello del mio ultimo film, Il figlio più piccolo. È il più infame dei padri che ho raccontato. Un immobiliarista che ha creato un impero di finanza totalmente virtuale, fatto di scatole vuote, e che, quando sente sul collo il fiato di Finanza e Magistratura, accetta il consiglio di intestare tutto - compresi i problemi - al figlio che ha lasciato a Bologna, un figlio che non vede da sedici anni. Il mio cinema non è mai un cinema di denuncia, non mi sono mai sentito nella condizione di puntare il dito contro qualcosa o qualcuno. Prima di farlo, mi ricordava sempre mia madre, “guardati allo specchio”. È la famosa pietra. Anche i personaggi più dolorosi, che frequentano con assiduità il tradimento e gli inganni, non sono giustificati, ma guardati con una pietas che, pur non assolvendoli, li capisce. Al posto loro potrei esserci io. Non mi escludo. Lo sguardo del mio cinema non è lo sguardo di chi giudica, ma di chi osserva. E questo vale anche per il padre di Il figlio più piccolo."

 

Trailer di film di Pupi Avati in rassegna

 

Gli amici del Bar Margherita 01 DISTRIBUTION, 2008
La seconda notte di nozze 01 DISTRIBUTION, 2005
Il nascondiglio 01 DISTRIBUTION, 2007
La rivincita di Natale Medusa, 2004
Il testimone dello sposo FILMAURO, 1997
Il cuore altrove 01 DISTRIBUTION, 2003
Ma quando arrivano le ragazze? 01 DISTRIBUTION, 2005
La cena per farli conoscere Medusa, 2007
Il papà di Giovanna Medusa, 2008

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