
Omaggio a Ferzan Ozpetek di Laura Delli Colli
La cucina di casa Ozpetek, praticamente all’ingresso di casa, ha un tavolo grande, col piano di legno grezzo. E’ lì che nascono idee, sceneggiature, amicizie. Lì che si consuma quotidianamente il piccolo rito di un pranzo o una cena dove l’amicizia incontra il lavoro, il cinema la realtà, la quotidianità ogni piccola sequenza che entra nel racconto cinematografico con naturalezza, perché tutto ciò che si consuma davvero in una giornata, perfino un piatto di spaghetti sconditi, sembra destinato a entrare nei film di Ferzan Ozpetek. Personalmente l’ho capito guardando i suoi film. Ne ho avuta la certezza riguardandoli con un’attenzione speciale per scrivere la sua biografia (Ferzan Ozpetek, Ad occhi aperti- Mondadori) quando un anno fa il MoMa di New York ha deciso di dedicargli l’onore di una rassegna monografica. Ne ho avuto conferma mentre, intervistandolo proprio per il libro, lo distraeva, a un passo dal tavolo dove stavamo lavorando, il meraviglioso pollo allo zenzero -con riso bianco a parte- che Ferzan teneva d’occhio ai fornelli mentre mi raccontava di sè.
Sì, alle 13.30 di un giorno d’estate a casa Ozpetek se ricordo un’immagine giusta per raccontare com’è nato il nostro incontro per mettere insieme il racconto della sua vita e della sua storia cinematografica è un’istantanea di Ozpetek in un mix di vita e cinema, come in una scena di Saturno contro, mentre tra richieste, curiosità, domande, buttiamo insieme un occhio in padella…
La cucina di casa, quel tavolo col piano di legno grezzo: dicono le sue attrici che è da lì che si entra nel suo mondo e nella sua confidenza. In effetti è proprio così e in quella casa che non ha più segreti per chi ha visto i suoi film, c’è la sua storia, il suo privato, il suo cinema: il lavandino dove Davide (Pierfrancesco Favino) scola gli spaghetti in Saturno contro, è proprio quello. Come sono gli stessi il tavolo e la sedia rossa sulla quale si accascia, per un malore fulminante, il compagno amatissimo di Davide (Luca Argentero). Da quando è uscito il film, quella sedia resta spesso vuota. La cucina invece è affollatissima, soprattutto quando si lavora ad un progetto. E accade così oggi che Ozpetek condivide le sceneggiature con Ivan Cotroneo come quando lavorava alla scrittura con Gianni Romoli, l’autore, tra l’altro, delle “vere” polpette che trionfano sulla tavola de Le fate ignoranti…
Ferzan Ozpetek, la memoria e la vita, il suo mondo e gli amici, il profumo di zenzero dai fornelli e quello dei dolci che arriva dalla mitica pasticceria accanto al portone (è la pasticceria che ha firmato i famosi dolci de La finestra di fronte) Tutto come nei suoi film. Anche nelle confidenze rubate tra una sequenza e l’altra. E a proposito del rapporto con il cibo, nel suo cinema, qualche piccola notazione: intanto, sul set di Ferzan, a differenza di quanto avviene di solito, in scena si mangia davvero. Tra i collaboratori del regista c’è nella troupe una persona, una ragazza, più chef, cuoca creativa, che semplice stylist destinata a confezionare piatti da guardare, che prepara davvero quello che si mangia a tavola o nelle scene in cui la tavola è in primo piano: gli arancini di Saturno contro o i tramezzini di Mine vaganti (ah, quanti per quella scena tra Nicole Grimaudo e Riccardo Scamarcio…) fino alla quantità dei piatti pugliesi, dagli antipasti ai dolci, con un assoluto trionfo per Ciceri e tria, la pasta e ceci con i rombi di pasta metà cotti insieme ai ceci, metà fritti, che è tradizionale a Lecce dov’è stato girato Mine.
Sì, la tavola è un momento centrale per Ozpetek della giornata anche sul set: a Lecce nei giorni delle riprese, niente “cestino” (è il pasto tradizionale di chi lavora nel cinema, in esterni, in versione normale o “in bianco” col riso e il formaggino…) ma la convenzione con un piccolo ristorante, per tutta la troupe. Per mangiare come a casa.
















